Un Pastore per l’ Inter, ma è un sogno quasi impossibile

Fra le società più attive di questa sessione invernale di calciomercato, senza ombra di dubbio, ritroviamo anche l’ Inter di Luciano Spalletti. Il tecnico nerazzurro, infatti, nel corso degli ultimi due mesi, a seguito della forte crisi che ha attraversato la propria squadra, non ha mancato, dinanzi alle telecamere, di lanciare dei segnali inequivocabili alla dirigenza di Suning. Detto, fatto: serviva un centrale difensivo, ed è arrivato Lisandro Lopez. In seguito, ecco Rafinha dal Barcellona, classico jolly in grado di giocare sia come esterno che a centrocampo. Due innesti che puntellano sicuramente la rosa nerazzurra, benché i problemi permangano: e allora, è ancora caccia aperta al tanto sospirato trequartista, che Spalletti richiede da tempo: e il nome più caldo, in queste ore, è certamente quello di Javier Pastore.

Javier PastoreJavier Pastore, centrocampista argentino in forza al Paris Saint Germain, è stato individuato come il rinforzo più compatibile per rinsaldare la trequarti dell’ Inter. In fin dei conti, il giocatore è oramai finito ai margini del progetto tecnico del club francese, complici gli arrivi, negli ultimi anni, di fenomeni come Neymar, Di Maria, Mbappé e compagnia cantante. E, con il mondiale di Russia 2018 che si terrà da pochi mesi, Pastore, inevitabilmente, desidera giocare e mettersi in mostra, onde evitare di perdere clamorosamente la convocazione.

Insomma, da parte dell’argentino si può dire che il sì sia praticamente totale. Ma i problemi, economicamente parlando, restano: l’ Inter, in questo momento, con la gogna del fair play finanziario può permettersi solo degli affari low cost, e sia il cartellino che l’ingaggio stesso di Pastore sono praticamente proibitivi. Servirebbe un grosso aiuto da parte del Paris Saint Germain, che però, avendo pagato l’argentino quasi 50 milioni nell’estate del 2011, vorrebbe cederlo soltanto a titolo definitivo, e ad una cifra quantomeno accettabile, onde evitare di registrare una forte minusvalenza. Insomma, più no che sì, per ora. Ma mai dire mai.

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