Il Napoli non è ancora maturo

Scendendo al solito bar a fare quattro chiacchiere con gli amici, a prendere un caffè e a parlare inevitabilmente delle proprie squadre del cuore, si può notare, ancor di più che discutendone con addetti ai lavori specializzati, come il calcio italiano negli ultimi anni abbia preso una inerzia che pare impossibile da spezzare. La Juventus, infatti, apparentemente indirizzata verso quel sesto Scudetto consecutivo che le spalancherebbe le porte dinanzi alla leggenda, non sta lasciando neppure le briciole alle rivali. E se le due avversarie storiche di Madama, vale a dire Milan e Inter, si stanno barcamenando in una rinascita estremamente complicata e composta più da parole che da fatti, ecco che le speranze degli oppositori dei “tiranni” bianconeri si orientano verso le uniche due compagini che paiono poter rendere più difficile le cose alla Vecchia Signora: la Roma e il Napoli.

Napoli ReinaSe, tuttavia, la Roma sta dando dei segnali di grande crescita e maturità, complice l’ottimo lavoro fin qui svolto da Luciano Spalletti nel pur problematico spogliatoio giallorosso, lo stesso non si può dire per il Napoli. I partenopei, infatti, al netto di un calciomercato molto delicato a seguito dello sconvolgente addio di Gonzalo Higuain, e pur palesando talvolta un calcio offensivo a dir poco spettacolare e prolifico, paiono non essere più in grado di seguire la scia non soltanto dei bianconeri, ma addirittura dei giallorossi.

Il Napoli, infatti, nonostante sia riuscito anche a centrare fin qui alcuni obiettivi importanti, sta iniziando a cedere il passo e ad accusare un contraccolpo psicofisico notevole, per non dire addirittura esagerato. Il trittico di sconfitte raggranellate nel giro di pochi giorni in tutte le tre competizioni, da Real Madrid (Champions League), Serie A (Atalanta) e Coppa Italia (Juventus), nel corso dei quali gli uomini di Sarri hanno incassato ben 8 gol realizzandone soltanto 2, sembra aver aperto una ferita apparentemente insanabile da qui alla fine di questa stagione.

Ciò che fa più specie, effettivamente, è la mancata crescita del Napoli a livello emotivo, esacerbata ulteriormente dagli umori di un presidente fin troppo egocentrico e, forse, esageratamente duro con una squadra e con un allenatore che probabilmente stanno dando più di quanto avessero davvero: non va tralasciato, infatti, che nonostante i tanti movimenti di Aurelio De Laurentiis in fase di calciomercato, la squadra risulta comunque complessivamente più debole rispetto alla passata stagione, e l’infortunio che ha compromesso l’intera stagione di Milik, prelevato dall’Ajax per sostituire il Pipita Higuain, può essere solo un alibi parziale sugli insuccessi degli azzurri.

Spesso trascinato dalle prestazioni superlative di giocatori come Mertens e Hamsik, che stanno gettando il cuore ben oltre i propri confini, il Napoli ha infatti tentato di nascondere il più possibile i propri difetti, finendo tuttavia per ricadere nei soliti errori che ne caratterizzano la storia recente. L’incarnazione di quanto stiamo dicendo, più che la sfida persa clamorosamente in casa contro l’Atalanta, in una situazione peraltro di superiorità numerica, è forse quella dello Juventus Stadium in Coppa Italia: la Vecchia Signora, pur vincendo una sfida influenzata da alcune discutibili decisioni arbitrali, ha posto il Napoli di fronte a se stesso e ai propri limiti, demarcando una linea che gli azzurri non sembrano in alcun modo essere in grado di superare.

In tal senso, fanno specie le controverse dichiarazioni di alcuni elementi del club partenopeo nel post-partita contro la direzione arbitrale (peraltro in una situazione ufficialmente di silenzio stampa), a fronte invece di diversi errori clamorosi dei singoli che avrebbero potuto e dovuto portare ad un sentimento di auto-critica: basti guardare al pasticcio confezionato in occasione del gol di Higuain da Reina e da Koulibaly (i due che peraltro hanno anche provocato i falli da rigore per la prima e per la terza marcatura juventina), due giocatori che dovrebbero rappresentare un faro nello spogliatoio campano per esperienza e qualità, e che invece contribuiscono a creare una cultura dell’alibi a dir poco preoccupante all’interno dello stesso. Un problema che da sintomo si è evoluto in status quo, e che impedisce al Napoli e a Sarri di crescere. E di sbocciare definitivamente.

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