L’invincibile Buffon

Non è mai facile stilare il ritratto, o, in questo caso, l’elogio, di un personaggio che personaggio non è, ma che già da tempo ha iniziato a vestire i panni del fenomeno, del monumento, della leggenda. Già, perché Gianluigi Buffon non è soltanto un semplice portiere. Quelli son sempre stati gli altri: i Peruzzi, i Toldo, i Van Der Sar, i Dida, i Cech, i Julio Cesar, i Casillas. Ovvero tutti quelli a cui via via l’han sempre paragonato quando c’era da assegnare lo scettro del migliore del mondo, e che adesso si son ritirati oppure svernano lontani dalle squadre che hanno reso e che li hanno resi grandi. Gigi invece è sempre lì, sempre alla Juventus, sempre col numero 1 sulle spalle, con la fascia da capitano al braccio ed una voglia di vincere che, a 38 anni suonati, pare quella di un ragazzino.

973. Questa la striscia di minuti che ha concesso a Buffon di agguantare il primato, l’ennesimo e forse non ultimo della sua incredibile carriera, precedentemente detenuto dal milanista Sebastiano Rossi. E però Supergigi è molto più di questo: è più della sua manona che agguanta il pallone, che lo respinge lontano dall’area di rigore, è più delle coppe che ha vinto e di quelle che non ha (ancora) alzato al cielo.

Portiere per antonomasia, da taluni considerato addirittura come il più forte che abbia mai calcato i terreni di gioco, non iniziò, tuttavia, a difendere la porta: la sua carriera cominciò a centrocampo, dove, dicono, fosse comunque piuttosto dotato. Solo dopo essere approdato al Parma, ai primi anni ’90, cambia la propria posizione specializzandosi nel ruolo di estremo difensore, di ultimo schermo a protezione della squadra.

È il 19 novembre 1995 la data in cui Buffon esordisce nella massima serie: ha solo 17 anni, e, causa infortunio di Bucci, portiere titolare dei ducali, si ritrova a proteggere i pali del Parma dagli attacchi del grande Milan di Baresi, Maldini, Weah, Savicevic, Boban e del divin codino Roby Baggio. “Superman”, questo il soprannome che, di lì a poco, gli affibbieranno i tifosi ducali, abbassa la saracinesca lasciando a secco i fenomeni rossoneri. È la prima pagina della gloriosa leggenda di Gigi, il primo gradino sulla scala che porta alla vetta del portiere più forte del mondo.

La stagione successiva è già portiere titolare del Parma, squadra nella quale militerà per altre cinque stagioni e durante le quali conquisterà una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e soprattutto una Coppa Uefa (ora Europa League), unico titolo internazionale conquistato a livello di club.

Gigi BuffonNell’estate del 2001, col passaggio alla Juventus per una cifra di circa 50 milioni di euro (tuttora, la più alta mai spesa da una squadra per acquistare un portiere), arriva la consacrazione definitiva. Buffon è già Buffon, l’invincibile, l’insuperabile, il più forte del mondo. Arrivano i primi titoli con la casacca bianconera: Scudetti, Coppe Italia, Supercoppe. Nel 2003, Gigi è il grande protagonista della cavalcata della Juventus verso la finale tutta italiana di Champions League contro il Milan di Ancelotti: pur uscendone sconfitto ai rigori (ne parerà comunque un paio), al termine del torneo viene eletto miglior giocatore di quella edizione, finora l’unico caso di un portiere a ricevere un riconoscimento tanto prestigioso a livello individuale.

Il 2006 è uno degli anni più esaltanti e insieme più tormentati della sua carriera: l’anno delle controversie, delle scommesse, di Calciopoli. Ma anche l’anno dei Mondiali: in terra teutonica, Buffon para tutto e tutti, e, insieme ai compagni di squadra, sconfigge in finale i rivali francesi di Zidane. Gigi, con ormai un piede in Serie B nonostante la vittoria dello Scudetto, si laurea campione del mondo, e, secondo alcuni, è da Pallone d’Oro. Non sarà così, perché alla fine gli verrà preferito l’amico Fabio Cannavaro, scelta più politica che meritocratica, diranno in tanti. Buffon è quindi costretto ad accontentarsi della seconda piazza, mentre la Juventus, in segno di riconoscenza per essere rimasto anche nell’inferno della serie cadetta, gli dedica le pagine di alcuni giornali: “Il numero che hai sulla maglia dice chi sei.” Una sorta di motto, ben capace di descrivere l’essenza, o forse la condanna, dell’intera carriera del portiere più forte di sempre.

Quelle esperienze lo trasformano completamente, o meglio trasformano la percezione che la gente ha di lui: Buffon non è più quello antipatico, quello delle scommesse, di Calciopoli, quello pagato 50 milioni; è invece, l’eroe dei Mondiali, quello che è sceso all’inferno da più forte del mondo pur di accompagnare la Vecchia Signora. È l’idolo, il mito, IL portiere. E, tornato in Serie A, dopo alcune annate deludenti, ritrova la sua dimensione insieme a quella della sua squadra: l’avvento di Antonio Conte sulla panchina bianconera, infatti, coincide col ritorno alla vittoria dello Scudetto, oltre che con il record di zero sconfitte (mai successo a nessun altro club nella Serie A a 20 squadre) e, per Buffon, col record personale di meno gol subiti, appena 16 in 35 presenze.

Ai successivi Europei in Polonia e Ucraina, Gigi guida gli Azzurri verso una insperata medaglia d’argento, mentre l’anno successivo, in Confederations Cup, saprà invertire la tendenza secondo la quale non è mai stato abile a parare i rigori (in realtà, nella sua illustre carriera, ha neutralizzato vittime illustri come Ronaldo, Figo e Roberto Baggio, fior fior di Palloni d’Oro), annullandone ben tre agli avversari dell’Uruguay, e regalando all’Italia una buona medaglia d’argento.

Gli anni successivi son già entrati leggenda: gli Scudetti, la decima Coppa Italia, i 102 punti, il triplete sfiorato a Berlino contro il Barcellona di Messi. Fino alla scorsa domenica, quando, con i suoi 973 minuti consecutivi di imbattibilità, è salito al primo posto nella speciale classifica dei portieri più invincibili della Serie A.

Restano altri palloni da deviare, altri record da riscrivere, altri trofei da conquistare, altri limiti da superare. Sicuri del fatto che, Buffon, il portiere campione, saprà sconvolgere anche quelli.

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