Il curioso caso di Bonucci, da beniamino a pecora nera

Se è vero che le sessioni di calciomercato degli ultimi due anni sono state a dir poco clamorose, tanto da regalarci alcuni “tradimenti” destinati a diventare storici per quanto concerne la massima divisione italiana, un capitolo a parte lo merita Leonardo Bonucci. Il difensore azzurro, nel giro di un anno appena, è finito nell’occhio di due cicloni diversi, diventando l’elemento indesiderato numero uno delle due tifoserie più nutrite del nostro campionato: quella della Juventus e del Milan.

Leonardo Bonucci ItaliaUna storia che, come detto, nasce 365 giorni fa, minuto più minuto meno. Ossia quando, in una sessione di mercato divenuta rovente, Leonardo Bonucci, dopo sei stagioni di grandi vittorie all’ombra della Mole, ove si consacra come una delle colonne del club bianconero, decide clamorosamente di accettare la corte del Milan.

Le motivazioni, più che nell’adeguamento contrattuale, e nella fascia da capitano offerta dai rossoneri, risiedevano nella rottura tra il difensore e la Vecchia Signora: Bonucci, già entrato in collisione con il tecnico Massimiliano Allegri, nel corso dei mesi era riuscito a inimicarsi anche quello spogliatoio di cui era considerato uno dei simboli. Il momento chiave, inevitabilmente, si tramuta nella sciagurata finale di Champions League in quel di Cardiff: non si è mai saputo con certezza cosa sia successo tra primo e secondo tempo, ma molte fonti sono sempre state concordi nell’individuare Bonucci (insieme a Dani Alves) come uno degli elementi di disturbo che facilitarono il tracollo bianconero.

Accolto a Milano come un eroe, tra la perplessità e addirittura l’odio dei sostenitori della Juventus, la parabola rossonera di Bonucci non è tuttavia mai riuscita a decollare. Il progetto tecnico della società cinese, che aveva sedotto lo stesso difensore al punto da porlo al proprio epicentro, si è ben presto rivelato molto più fragile di quanto si potesse inizialmente immaginare. Di contro, i bianconeri hanno continuato a vincere e ad aumentare il proprio potere anche al di fuori dei confini nazionali, tanto che qualche settimana fa si sono incredibilmente assicurati le prestazioni di Cristiano Ronaldo.

Il capitombolo ai vertici societari del Milan, che ha portato alla caduta di Fassone e Mirabelli, compatibilmente con i dubbi e le perplessità circa il prossimo futuro, hanno fatto il resto. Bonucci avrebbe metaforicamente pregato in ginocchio la Juventus di riportarlo alla base, come un novello figliol prodigo che torna dal padre.

Se, tuttavia, la società bianconera è disposta a concede al giocatore il proprio perdono, meno bendisposta è la tifoseria della Vecchia Signora, ancora inferocita sia per il tradimento di uno dei suoi ex beniamini, che per il suo comportamento irriverente nei mesi successivi (con tanto di esultanza allo Stadium dopo il gol del momentaneo pareggio in campionato). I più avvelenati, però, presumibilmente sono i sostenitori rossoneri, che sui social hanno virtualmente “diseredato” il difensore della fascia, inneggiando piuttosto a bandiere come Maldini e Baresi.

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